Simone-Ferraresi-NewYork-2013
Share on Facebook114Tweet about this on Twitter6Share on Google+0Pin on Pinterest0Share on Reddit0Share on LinkedIn6Email this to someone

Italiani all’estero:
Intervista a Simone Ferraresi.

Professione: Pianista, Docente

Città: New York

Web: simoneferraresi.com

YouTube: Simone Ferraresi

Facebook: Simone Ferraresi

[__Biografia: Il celebre pianista e musicologo Paul Badura-Skoda lo ha definito "uno dei migliori pianisti della sua generazione". Simone Ferraresi, diplomato con il massimo dei voti, lode e menzione di merito presso il Conservatorio “Frescobaldi” di Ferrara, si è perfezionato alla Hochschule für Musik di Vienna, e alla Royal Academy of Music di Londra. Nel 1995 è stato uno dei pochi pianisti italiani ammessi al prestigioso "Concorso Chopin" di Varsavia, dove ha avuto recensioni entusiastiche da parte della critica. Nel dicembre 2007 è stato invitato a esibirsi in recital presso la Carnegie Hall di New York. In seguito al trasferimento a New York nel 2005, oltre alla costante attività concertistica si è dedicato con maggiore assiduità all'insegnamento e alla composizione. Di prossima pubblicazione negli Stati Uniti il DVD “Simone Ferraresi plays Beethoven and Chopin”. __]

Simone-Ferraresi-NewYork-5

Ho fatto la conoscenza di Simone Ferraresi in maniera del tutto casuale mentre cercavo informazioni riguardo il visto O-1. Dopo aver letto il suo bellissimo articolo, in cui Simone spiega in maniera semplice ed esaustiva quanto c’è da sapere, ho seguito il suo invito a contattarlo per un eventuale aiuto. Un pò scetticamente (devo ammetterlo!) ho compilato il form ed ho contattato Simone il quale mi ha risposto rapidamente, ben disposto a rispondere alle mie domande. Da li è nato il nostro “virtuale carteggio” ed è con un pizzico di orgoglio che noi di Farespettacolo pubblichiamo questa intervista, un contenuto di qualità che speriamo possa essere utile a molti artisti.

Simone, tu hai studiato pianoforte al Conservatorio di Ferrara, alla Hochschule für Musik a Vienna e alla Royal Academy of Music di Londra. Cosa ti ha portato a viaggiare per l’Europa e come è iniziata la tua carriera di pianista?
Ho cominciato a suonare il pianoforte in una famiglia musicale. Mio padre Gianni è uno dei principali costruttori di organi da chiesa in Europa, nonché tecnico, accordatore e rivenditore di pianoforti. Approdai a Vienna in seguito al mio desiderio di studiare pianoforte con una delle massime personalità nel campo della ricerca musicologica, il Maestro Paul Badura-Skoda. Lo incontrai nel 1990 al conservatorio di Palermo durante una delle sue frequenti master class, in seguito alla quale mi chiese di diventare suo allievo all’Accademia di Vienna. In seguito, mi trasferii a Londra per studiare alla Royal Academy of Music. Viaggiare fa parte del mestiere di musicista ed è normale per i giovani che vogliono intraprendere la carriera concertistica voler fare delle esperienze a livello internazionale perché poi è a livello internazionale che la carriera di un musicista tende a svilupparsi. Farsi conoscere un po’ dappertutto attraverso concorsi, accademie musicali, corsi di perfezionamento, è il modo principale per costruire una rete di contatti per essere chiamati a fare concerti.

Simone-Ferraresi-NewYork-1
Quali possibilità si erano aperte nel frattempo in Italia? Contavi di vivere nel Bel Paese o era difficile già allora per un pianista trovare un lavoro stabile?
Le opzioni lavorative per un pianista di musica classica sono diverse: carriera concertistica da solista, collaborazione con altri strumentisti e cantanti, accompagnamento al pianoforte per l’opera nei teatri, o l’insegnamento. È molto difficile riuscire a vivere solo con i concerti (solo pochi ci riescono) e allora i musicisti cercano lavoro prevalentemente come insegnanti, come ho fatto anch’io. Dopo essermi diplomato a Londra, sono ritornato in Italia e per dieci anni ho provato a trovare lavoro come insegnante di pianoforte: invano, a causa di chilometriche graduatorie e pochissime cattedre disponibili. La stessa sorte tocca a centinaia di pianisti classici, molti dei quali emigrano per riuscire a fare il proprio lavoro. Nel 2005 ho deciso di trasferirmi a New York dove ho trovato molte opportunità, sia come concerti sia come insegnamento, fin al punto di avere troppi impegni per potere ritornare in Italia.

Simone-Ferraresi-NewYork
Il tuo trasferimento a New York è avvenuto in modo quasi casuale. Come scrivi nel tuo articolo pubblicato su iNewYork.it, hai trovato lavoro durante un viaggio da semplice turista. Ci racconti di come hai cambiato la tua vita?
Diciamo che la scelta di New York è stata quasi casuale, ma l’intenzione di andarmene dall’Italia c’era già da anni. Avevo provato precedentemente a cercare lavoro a Londra e a San Francisco. Il fatto di conoscere la lingua inglese abbastanza bene mi ha chiaramente spinto nei paesi anglofoni. Quando sono venuto a New York nell’estate del 2005 per una breve vacanza di due settimane ne ho approfittato per mandare i miei curricula ad alcune scuole di pianoforte e fortunatamente ho trovato un lavoro quasi subito. Trovare un lavoro per un musicista avviene anche grazie ad amicizie, conoscenze, appartenenza a certi network professionali, ma nel mio caso è stata una rara combinazione di fortuna e iniziativa personale, infatti a New York non conoscevo neanche una persona. Certamente avere un buon curriculum mi ha aiutato.

Questo però accadeva nel 2005. Mi capita di imbattermi ogni tanto in testimonianze incoraggianti di italiani che, negli anni passati, hanno trovato facilmente lavoro all’estero. Credi che New York nel 2013 offra ancora le stesse opportunità?
Penso di sì e credo che a New York non ci sia mai una vera crisi, allo stesso modo in cui non vi esiste il mito italiano del “posto fisso”. Leggevo recentemente che la maggior parte delle persone a New York cambia datore di lavoro in media ogni cinque anni. È proprio questo ricambio continuo che crea tutte le opportunità che qui si trovano. Sembra un paradosso ma è proprio la voglia di lavorare in tante realtà diverse che rende il lavoro più stabile: è ovvio che arricchendo il curriculum si migliori la propria carriera. Questo dinamismo è tipico di tutte le grandi città, ma non l’ho mai notato così tanto come a New York. Ho di recente aiutato due pianisti italiani sia a trovare lavoro che ad ottenere il visto lavorativo O-1 (visto artistico). Ora insegnano pianoforte uno a New York, in una delle scuole dove lavoro, e l’altro a Orlando. Sono sempre più convinto, dopo otto anni passati qui, che a chi ha tanta voglia di fare e una grande passione per la propria professione New York offra tantissimo, in qualsasi campo; ci vogliono pazienza e un certo spirito investigativo per trovare delle opportunità, ma queste non tarderanno a presentarsi.
Simone-Ferraresi-NewYork-3
Torneresti in Italia se ci fossero le condizioni?
In Italia non potrei guadagnare quello che guadagno a New York nemmeno se io fossi un medico o un avvocato! A parte gli scherzi, è ovvio che le spese a New York, soprattutto per affittare un appartamento, sono molto più care che in Italia, specialmente a Manhattan dove abito. Non credo potrà mai presentarsi l’occasione per me di svolgere il mio mestiere in Italia perciò le chance che io possa ritornare nel mio paese sono molto remote. Ho avuto offerte di lavoro in Giappone, per cui potrei cambiare città ancora una volta, non si sa mai! Per ora mi trovo benissimo a New York e non ho nessuna intenzione di andarmene da qui, soprattutto dopo avere ricevuto la green card l’anno scorso.

Tu sei molto attivo nella rete con un sito web, un canale youtube e pagine social. Hai anche raccolto i fondi per la realizzazione del tuo DVD con una campagna di crowdfunding. Ci racconti com’è nata l’idea e se è stata un’esperienza positiva?
Parlavo di questo recentemente in un’altra intervista sul blog VivereNY. Ho voluto realizzare un album eseguito su pianoforte italiano Fazioli per dare risalto all’italianità del progetto, per fare conoscere di più questa marca di pianoforti a New York e ovviamente anche per far conoscere me stesso a un pubblico americano più vasto. Le spese di produzione sono state in parte coperte grazie alle prevendite del DVD su uno dei tanti siti di crowd-funding e sono rimasto sorpreso vedendo quanto questo tipo di iniziativa sia popolare negli Stati Uniti. Il crowd-funding sembra essere invece un pò meno noto in Europa, dove la gente a quanto pare si fida di meno a usare la carta di credito su internet.

Simone-Ferraresi-NewYork-2

Credi che la rete offra reali possibilità agli artisti per condividere il proprio lavoro?
Sì ed è molto facile per i musicisti pubblicare i frutti del proprio lavoro a livello mondiale, cosa che era impensabile per la maggior parte degli artisti prima di internet. Youtube è la vetrina e Facebook è il marketing: ma questo lo è per tutti, per cui la competizione è davvero dura. Credo che internet possa aiutare un artista ad avere un biglietto da visita visibile da tutti e in qualsiasi momento, ma essere su internet non è sufficiente per avere successo. Bisogna essere presenti fisicamente cercando addirittura di essere onnipresenti nei concorsi, nelle accademie, nei conservatori, insomma, viaggiare ed esibirsi di persona per avere un vero impatto e vincere consensi che diano risultati.

Cosa consigli ai giovani che stanno per terminare il proprio percorso al conservatorio? Quali sono i canali per trovare lavoro oggi, magari proprio a New York?
Il sistema italiano dei conservatori è a mio avviso inadeguato e non al passo con le convenzioni universitarie dei maggiori paesi sia occidentali che orientali. Questo è dovuto al retaggio dell’enorme tradizione che l’istituzione del conservatorio ha in Italia, essendo il conservatorio un’invenzione italiana risalente a circa cinquecento anni fa. Questa ingombrante eredità tiene in un certo modo frenato lo sviluppo strutturale degli odierni conservatori in Italia, che non sono accademie, non sono università, insomma sono una tipologia di scuole a parte che rilasciano diplomi non spendibili al di fuori dell’Europa. A chi sta finendo il conservatorio in Italia consiglio vivamente di iscriversi in una università di musica straniera ai fini di conseguire un Master’s Degree con il quale è molto più facile ottenere posti di insegnamento (all’estero). Dico questo perché, almeno vedendo quello che succede negli USA, dopo avere conseguito un Master’s Degree gli studenti fanno già parte di una comunità che è in stretto contatto con il mondo del lavoro e sono incanalati in un percorso che porta la stragrande maggioranza dei laureati a svolgere una professione, concertistica o accademica. A questo punto, i lettori potrebbero obbiettare che molti non sanno come andarsene dall’Italia per motivi economici, che è poi quello che mi sento dire spesso dalle persone con cui parlo quando vado in Italia. Molti pensano che per frequentare un’università in America costi una fortuna: si tratta di un mito da sfatare. Simone-Ferraresi-NewYork-4Ci sono sì alcune università, le più prestigiose e famose, con una retta di oltre 30.000 dollari all’anno, ma ci sono pure università, come ad esempio il City College a New York, che costano due o tremila dollari all’anno. Inoltre, se uno è molto bravo può ricevere una borsa di studio che copre tutte le spese. È vero anche che ad alcuni non va per nulla di andarsene dall’Italia e preferiscono cercare lavoro in Italia. In ogni caso, credo che per un musicista riuscire a fare il proprio mestiere dovrebbe essere la priorità assoluta, per cui se non si trova uno spazio in cui operare all’interno del proprio paese, bisogna provare altrove. Svolgere la professione di musicista classico con soddisfazione non dovrebbe essere solo un sogno perciò invito i diplomandi italiani che vogliono intraprendere la carriera di musicista ad imparare bene una lingua straniera, se non la sanno già, e continuare gli studi altrove, per arricchire il loro curriculum e lavorare facendo quello che amano. In Italia, lavorare facendo ciò che si ama è una sorta di tabù! Per quanto riguarda il visto per risiedere legalmente in America, le università danno agli studenti il visto F-1, per cui non è un problema. Una volta finita l’università, se si trova lavoro in Usa, basta fare domanda per un visto artistico O-1. Infine, anche i musicisti italiani diplomati già da anni che vorrebbero lavorare all’estero possono trovare molte chance qui a New York. A questo proposito invito i lettori interessati ad iscriversi al gruppo che ho fondato su Facebook, “Artisti Italiani in America”, dove spiego tutto ciò che riguarda le regole per richiedere il visto lavorativo. Sto anche progettando un blog con lo stesso tipo di contenuto, più varie testimonianze di artisti italiani che vivono in America e che hanno trovato lavoro e ottenuto visto o green card. Dovrebbe essere pronto questa estate.


I Nostri Partner


Mi piace pensare alla musica come a una scienza delle emozioni. — George Gershwin